26) Strada. Nietzsche e Dostoevskij.
Presentiamo questa lettura tratta da Le veglie della ragione di V.
Strada, considerato il massimo esperto italiano di cultura russa,
per permettere al lettore di confrontarsi con la sua opinione
autorevole sul rapporto fra la filosofia di Dostoevskij e quella
di Nietzsche. (Stavrogin e Kirillov sono due protagonisti de I
demoni di Dostoevskij; per maggiori dettagli v. Capitolo
seguente).
V. Strada, Le veglie della ragione (vedi manuale pagina 202).

 I rapporti tra Nietzsche e Dostoevskij sono molto complessi e la
loro complessit deriva anche dal fatto che essi sono
paradossalmente reciproci. Infatti, se Nietzsche fu un lettore
interessato e ammirato di Dostoevskij, quest'ultimo, che nulla
sapeva del filosofo tedesco, ne anticip temi e tesi fondamentali,
facendoli oggetto della sua ricerca dialogico-romanzesca. Le
assonanze tra Dostoevskij e Nietzsche hanno richiamato da tempo
l'attenzione critica e il parallelo tra loro  diventato canonico
quanto quello tra Dostoevskij e Tolstoj. Del resto,  ormai
appurato che proprio Tolstoj e Dostoevskij furono per Nietzsche la
fonte prima della sua concezione del Dio cristiano e che con
questi grandi russi l'autore dell' Anticristo intrattenne un
dialogo sotterraneo, intessuto di illuminazioni e di ripulse. Solo
di recente per alcune fasi decisive di questo dialogo sono state
portate alla superficie ed  possibile ora porre l'ampio problema
dei rapporti Nietzsche-Dostoevskij su una base filologicamente pi
sicura. Mi riferisco, in particolare, agli appunti di lettura dei
Demon di Dostoevskij che Nietzsche conobbe nella traduzione
francese uscita a Parigi nel 1886.
Nietzsche lettore dei Demon trascura l'attualit politica del
romanzo, la quale anzi quasi certamente gli era ignota. L'assenza
del momento politico dall'orizzonte di lettura del romanzo non 
cosa trascurabile perch per Dostoevskij il caso Neciaev,
trasfigurato nei Demon, non fu un mero dato di cronaca, bens la
manifestazione essenziale di una crisi di cui egli, a partire
almeno dalle Memorie del sottosuolo, aveva anticipato la presenza
e di cui da tempo aveva iniziato l'analisi. Crisi metafisica,
secondo Dostoevskij, che diventa necessariamente crisi politica e
che nella rivoluzione trovava la sua naturale sede di sviluppo.
Per Dostoevskij, il nichilismo era un fenomeno metafisico-politico
e non  un caso che questo termine, che in Occidente a partire da
Jacobi aveva un significato puramente filosofico, in Russia sia
servito a designare il movimento rivoluzionario. Se nella
prefazione per la Volont di potenza Nietzsche poteva scrivere:
Ci che racconto  la storia dei prossimi due secoli. Descrivo
ci che verr, ci che non potr pi venire diversamente:
l'avvento del nichilismo, lo stesso avrebbe potuto scrivere
Dostoevskij a premessa dei suoi romanzi, anche se non solo il suo
atteggiamento verso il nichilismo era antitetico a quello di
Nietzsche, ma diverso era in parte il contenuto stesso che in lui
assumeva questo concetto, contenuto per lui inevitabilmente anche
politico. Qui, oltre alle differenze personali, conta,
evidentemente anche la differenza tra punti di vista storico-
nazionali: era in Russia infatti che le idee nichiliste si erano
tradotte in un nuovo tipo di azione rivoluzionaria.
Nietzsche  interessato dalla figura di Stavrogin, ma i centri
maggiori di attenzione, indicati nei titoli dei gruppi di
annotazioni (Psicologia del nichilista, La logica dell'ateismo e
Dio come attributo della nazionalit), confluiscono sul suicidio
di Kirillov e sulla sua filosofia dell'uomo-dio. Il contesto
dell'interesse di Nietzsche per i Demon  e, in particolare, per
Kirillov,  quello della sua riflessione sul nichilismo che, per
l'autore della Volont di potenza, consiste in una svalutazione
dei valori tradizionali (morali, metafisici, religiosi) finora
ritenuti sommi, ma  una svalutazione che deriva necessariamente
dalla natura di quei valori, i quali, nella fase estrema della
loro storia, si autosmascherano e si autoannullano, applicando a
se stessi quel culto della verit da loro stessi coltivato.
Nietzsche dice che il perfetto nichilismo  la necessaria
conseguenza degli ideali finora coltivati, mentre l'epoca in cui
viviamo  quella di un nichilismo incompleto  e di vani
tentativi di sfuggire al nichilismo. Nel nichilismo spontaneo,
per cos dire, e incompleto della nostra epoca di transizione,
Nietzsche si reputa colui che porta la consapevolezza del
nichilismo, favorendo cos lo svolgimento di quest'ultimo alla sua
completezza. Su questo nichilismo perfetto egli opera la sua
transvalutazione di tutti quei valori che erano stati alla base
del nichilismo stesso e in tal modo vuole aprire la via verso
l'esodo dal nichilismo. Ma mentre il nichilismo era un evento
necessario, il suo superamento  un evento possibile, cio
politico, e l'Anticristo Nietzsche  l'autore appunto di un
Antivangelo salvifico: Il mio problema, scrive egli in un
frammento intitolato Superuomo, non  di stabilire che cosa possa
prendere il posto dell'uomo, bens quale specie di uomo debba
essere scelta, voluta, allevata come specie di valore
superiore.... Contro un nichilismo decadente Nietzsche afferma
il suo nichilismo che potremo chiamare creativo, in cui la lunga
morte di Dio diventa una sua liberatoria uccisione e l'uomo,
liberatosi dall'oppressione divina, acquista egli stesso una sorta
di divinit, riappropriandosi feuerbachianamente sulla terra dei.
suoi attributi che aveva proiettato in cielo.
Dostoevskij coglie perfettamente nei suoi romanzi la logica del
nichilismo che non  semplicemente ateistico, bens rigorosamente
antiteistico, anche se per lui il nichilismo non  la conseguenza
immanente dei valori tradizionali cristiani, ma una loro negazione
nata in seno a una particolare versione storica (cattolica e
protestante) di quei valori. Nei Demon, l'antiteismo si dirama in
una serie di figure che ne manifestano le potenzialit: dalla noia
metafisica di Stavrogin al costruttivismo sociale di Sigalv. Ma 
in Kirillov che la logica dell'ateismo si dispiega con una
coerenza esemplare. Nel suo incontro con Verchovenskij poco prima
del suo suicidio Kirillov chiarisce non soltanto la logica
antiteistica dell'autodeificazione dell'uomo, bens anche il
significato redentivo che egli attribuisce al suo proprio
suicidio: con questo atto, ragiona egli con folle coerenza, non
soltanto egli si riappropria della sua libert trasferita in Dio,
ma, novello Salvatore, apre all'umanit la via della rivolta
metafisica e della libert totale, restituendole l'attributo
principale della divinit: lo svoevolie, cio l'arbitrio come
libert illimitata. L'uomo nuovo e superiore che nascer da questo
primo atto consapevole di liberazione e di salvazione, secondo
Kirillov, dovr rigenerarsi anche fisicamente, poich
nell'aspetto fisico attuale (...) non si pu affatto essere uomo
senza il vecchio Dio. Che poi il suicidio di Kirillov serva da
copertura per il delitto organizzato da Verchovenskij non  una
mossa denigratoria di Dostoevskij, poich la grandezza di Kirillov
non ne  sminuita, bens piuttosto  una sua geniale comprensione
della trama in cui l'antiteismo viene ad essere impigliato.
Il suicidio logico di Kirillov sembra agli antipodi del
vitalismo dionisiaco di Nietzsche, se non si pone mente al fatto
che si tratta di un suicidio sacrificale e simbolico, la cui
missione soteriologica  quella di aprire la via ad un oltreuomo
trasformato anche biologicamente. In questo senso Kirillov 
ancora cristiano, ma cristiana  anche la soteriologia
antiteistica di Nietzsche. Il punto di divergenza tra Nietzsche e
Kirillov sta nell'incanalamento dell'energia vitale liberata dalla
negazione di Dio.
V. Strada, Le veglie della ragione, Einaudi, Torino, 1986, pagine
69-71.
